“Prima il testo o prima la melodia?”

“Prima il testo o prima la melodia?”

“Prima testo o  prima melodia?”

Che dire… per me non c’è una regola… Vi dirò cosa penso… Io inizio e basta!

Ho sentito in un’intervista Lucio Dalla, dire: “non credo nel destino, ma penso che l’amore come l’atto creativo è semplicemente un movimento improvviso inaspettato”.

E’ vero, io credo nei gesti inaspettati, tutto si muove a livello quantistico, è fisica.  In più, chiudo fuori il mondo per ascoltarmi, ecco il silenzio, ci vuole, lo cerco come acqua, ora mi è così difficile da trovare e da provare.

Devo ingegnarmi e fare molto esercizio respiratorio di concentrazione perché lo trovo  solo dentro di me.

Spesso per scrivere una nuova canzone non ho nemmeno lo strumento, vado d’immaginazione e il cellulare mi salva, registro a voce stralci di melodie o di testi.

Due o tre volte mi è capitato persino di sognare la melodia, con tutta l’armonia, cavoli se si potesse scrivere mentre si sogna, verrebbero fuori canzoni meravigliose.

Le faccio, le rifaccio, a volte troppo: la stessa canzone diventa un incubo nella testa e purtroppo per giorni non ascolto nessuno, cado in un mutismo imbarazzante.

Velocità, groove, testo, lo scrivo e lo riscrivo decine di volte.

Le pagine dei miei testi sono piene di scarabocchi e correzioni, troppe.

A volte ho il fluido magico, tutto di un fiato, a volte non mi piace, ma lo faccio lo stesso, mi fa star bene. Non mi sono mai sentito un poeta della canzone, ma le scrivo. 

M’innamoro dei passaggi che immagino già arrangiati  in maniera magistrale e allora prendo e comincio a ricercare e ad ascoltare tantissima musica e ancora mi emoziono.

Poi chiamo il mio arrangiatore, spesso ci sentiamo più volte al giorno per confrontarci, e questo è bellissimo per me. Poi lo faccio ascoltare a mia moglie, anche il suo giudizio è importante; a volte sento anche il mio amico Maurizio Marsico, con cui amo confrontarmi sul testo, lui è molto bravo, sintetizza, semplifica, taglia e cuce, aggiungendo frasi inaspettate.

Vado ancora da mia madre, 93 anni appena compiuti, che ancora riesce a stupirmi coi suoi consigli preziosi..  Tengo molto a farle ascoltare quello che scrivo, come un bambino quando fa un bel tema.

Quando scrivo canzoni mi piace leggere biografie, mi fanno sognare le vite dei grandi personaggi .

Ragazzi, amo il mio lavoro, anche se chiamarlo lavoro mi risulta difficile …

Mi ha sempre creato un sacco di complessi nei confronti di quelli che la mattina alle 7 sono in piedi, pronti per affrontare una nuova giornata in ufficio; il mio  lavoro si svolge tra un letto sfatto, spesso in pigiama, scrivendo seduto ad una scrivania incasinata con la tazza di caffè vicino, e il mio labrador nero acciambellato ai miei piedi… aspettando il momento in cui salirò sul palco con le mie solite nevrosi ed ansie da musicista.

Buon lavoro …a me..n

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