Non ora… ora non posso

Non ora… ora non posso

Non ora,
ora non posso, devo fare altro, sai qui tutto è sospeso, in attesa di un nuovo bacio o di un abbraccio, non importa, aspetterò.
Quando poi verrà quel giorno, non farò la differenza, ma che sia un vero bacio e un vero abbraccio, ne ho bisogno.
Non ora,
ti prego, resto spesso a guardare tutto ciò che non mi piace e penso a quello che mi piaceva fare, ma adesso non ci sono più rumori attorno, quel frastuono che sembrava non finire mai, sì, per fortuna, e mi dico anche quest’oggi sto bene, sentendomi orgoglioso, e un po’ in colpa allo stesso tempo, ma grazie a qualcuno o a qualcosa sto bene, sì, ma senza dirlo troppo forte.
Sono un ipocondriaco, mi sento la febbre tutti i giorni, ma non sono io che ho bisogno ma un intero mondo.
Non ora,
non ci sono più velocità per saper dove andare… resto , sì, ora resto qui, anche se non so che cosa dire, ma resterò con te nei tuoi occhi in attesa, e vicino a te coi tuoi sogni bloccati.
Non ora, però aspettami, ancora un altro po’!
Dove il tempo si è fermato, solo ora ti ricordo, ti chiamavi libertà.
Non ora,
oramai sospeso tra il tutto e il niente, tra la follia della gente e i mie gesti così impacciati, dove ogni parola, ogni frase che scrivo sembra che diventi vecchia e inutile ancor prima di dirla o di scriverla.
Non ora,
al momento tutto salta, tutto si radicalizza, tutto diventa estremo, cerco di adeguarmi, guardando in senso inverso la mia vita, lascio al Fato, ma sto attento, lucido in ogni gesto che compio, osservando la gente che lotta e che rischia tutti i giorni, stupendomi dello spirito di sacrificio e della capacità di sopportazione che l’uomo adotta in certi momenti .
Non ora,
non so bene che cosa sto aspettando ma lo sto facendo, concentrandomi un po di più su quel che di buono posso fare.
Non mi sento poi così strano chiuso in casa, normalmente vivo così anche per lunghi periodi.
Casa mia è stata, e rimane, il mio “ufficio”, dove scrivo, compongo e provo, dove studio i miei strumenti, dove canto e dove sperimento insieme a Born, il mio cane nero, tutti i suoni più inimmaginabili e sento che non mi manca niente.
Non ora,
anche se era così bello, nel momento in cui finivo il mio lavoro, i miei progetti, uscire fuori senza paura, andare a cena con gli amici, respirare nei parchi, passeggiare nelle vie della mia bella Milano.
Non ora,
però “è arrivato il tempo dell’opportunità, del cambiamento, della presa di coscienza, dell’aiuto reciproco, di trovare nuove forme di aggregazione”, di reinventarci dunque, su quali basi, parole e buoni propositi che non mi suonano nuovi.
C’è qualcosa che non va in tutto questo, non so dire il perché, ma sta agendo dentro.
Come se non volessi accettare fino in fondo che questo periodo scellerato lo stia vivendo davvero.
Quello che non ti aspetti che possa accadere, forse ci può rendere poetici e pragmatici al tempo stesso.
Come questo scritto .

 

 

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