Cara Milano, ritorna come prima tra la gente

Cara Milano, ritorna come prima tra la gente

Cara Milano…

Non mi frega niente di parlare del “corona virus”, non sono medico e non capisco l’effettiva pericolosità di questa influenza. Poi certamente m’informo e mi faccio anche un’opinione, ma di certo non la esprimerò mai sui “social”, dove mi sono limitato a scrivere brevi commenti: “ne ho abbastanza, troppe cazzate!”

“L’unione europea dov’è?”, “Curare sì, ma la comunicazione”. E l’ultima, a cui tengo di più, “Cara Milano non mi deludere. Dignità!”.

Osservo i comportamenti della gente, pensando a quanto siamo fragili ed “influenzabili”, diventando tutti esperti scienziati, o, al contrario, in balia di ogni minima news.
Sono sempre vissuto in questa città da “uomo libero”, senza mai avere la preoccupazione di essere giudicato; una città che ho sempre considerato davvero europea, mai provinciale, dove nessuno ti conosce o ti riconosce, e questo mi ha sempre procurato un grande senso di libertà.
In questi strani, anzi, stranissimi giorni, ci si guarda troppo, con sospetto, tutto mi appare piccolo e lei, la “grand Milan”, diventa un po’ meschina e chiusa.

Mi domando, forse ha ragione, dobbiamo cambiare rotta, chiuderci un po’, alla “cinese” per farmi capire, forse è arrivato il momento delle domande; che cosa è stato il nostro vivere fino ad ora, domandiamocelo nelle nostre giornate di “quarantena”. Sì, queste sono le nuove parole, il nuovo “linguaggio”.
Mio figlio è a casa da scuola (vai in bici, non prendere il metrò, lavati le mani),(organizzati le giornate, recupera, puoi studiare più approfonditamente).

Siamo in tre, con Laura, mia moglie, un po’ silenziosi, a volte un po’ nervosi, ma fiduciosi l’uno nell’altra, certo, ognuno con le proprie opinioni e sporadiche convinzioni, che tutto questo finirà! Mah…

Poi penso a mia madre, lei ha vissuto la guerra, i bombardamenti, l’influenza spagnola, allora si moriva facilmente, non c’erano le medicine di adesso; ora lei ha 93 anni e vive nell’appartamento sopra di me, quello in cui siamo nati, cresciuti e dove per parecchi anni abbiamo vissuto tutti insieme (fratelli, sorella, padre, madre, nonna e zia), noi della Famiglia Massa. ERA IL TEMPO DELL’AMORE, così mi piace definirlo, anche se le paure di certo non mancavano, ma Milano aveva una grande dignità, ci si aiutava, si condivideva al di là di ogni ceto sociale.

Milano era creativa, forte, anticipatrice, Rivoluzionaria!
Oggi è accaparratrice, diffidente e opportunista.

Cosa le è successo, cosa è accaduto a tutti noi, al mondo!!? Quello lo sappiamo, come dice il mio amico Pinaxa “è andato tutto a baracca”.
Sento che stiamo cambiando inevitabilmente, e che d’ora in poi nulla sarà come prima. Penso ai paesi che a 30 km da noi sono in quarantena forzata.
Ma rimango un curioso, mi piace girare per la mia città, vedere le facce i nuovi gesti e le reazioni della gente. A fine febbraio mi sento di colpo in pieno agosto, con i cinema e i teatri chiusi, i ristoranti vuoti, le librerie deserte e – ahimè – gli scaffali dei super e dei negozi di alimentari svaligiati. Ma il pensiero è quello di non potermi più spostare nel mondo liberamente, e questo mi intristisce.
Cavoli, e ora? La mia musica, le mie canzoni i miei concerti, i miei viaggi a Cuba a Parigi, in Lussemburgo con Greg Lamy.

La maturità di mio figlio, i suoi esami al Conservatorio, fino a quando e come si potrà vivere così? Boh, non si sa, non credo ci siano risposte certe.

Lasciamoci vivere, forse per la prima volta, ora tutto è più grande di noi.
L’unica cosa certa, è che sto scrivendo quello che penso, che ho voglia di scrivere in “Libertà” in quelli che, nonostante tutto, non riesco a definire “tristi giorni”, ma giornate in cui si può riflettere.
Dai, non è poi così tutto negativo, si certo c’è “la morte” che arriva, ma arriva soprattutto per altre cause, molto più gravi, a cui ancora, incredibilmente, prestiamo poca attenzione, “il benessere della terra”.

Ora abbiamo più tempo per pensare, chiusi in casa, noi appestati del Nord, chi l’avrebbe mai detto .. leggiamoci qualche libro in più, magari qualche classico, non so, “Il Gattopardo” di Tomasi Di Lampedusa: “tutto cambia perché nulla cambi”. Ma, speriamo stavolta non sia così.

Dai Milano, cara Milano, almeno tu, “ritorna come prima tra la gente”!

 

 

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